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Rottamazione cartelle, più tempo per pagare le rate

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Tempi più lunghi per il pagamento delle rate di chi ha aderito alla rottamazione delle cartelle Equitalia. Lo prevede un emendamento dei relatori presentato al dl Milleproroghe alle commissioni Bilancio e Affari costituzionali alla Camera. Nello specifico la proposta di modifica stabilisce che le rate in scadenza nei mesi di settembre, ottobre e novembre possono essere pagate al 7 dicembre, mentre il termine per la rata di febbraio prossimo è fissata a maggio 2019. E più tempo anche agli enti in pre-dissesto per rimettere in carreggiata i propri conti, ma senza scontentare la Corte dei conti. In questo caso un emendamento del viceministro all’Economia, Laura Castelli (M5S) modifica la norma inserita nella conversione del dl 91/2018 che nei giorni scorsi aveva sollevato forti critiche da parte della magistratura contabile (si veda ItaliaOggi del 1° settembre 2018). Si tratta dei commi 2-bis e 2-ter, aggiunti all’art. 1 su iniziativa del senatore pentastellato Ugo Grassi. Nella sostanza, tali disposizioni puntano a neutralizzare l’effetto dell’accertamento del mancato rispetto degli obiettivi intermedi dei piani di riequilibrio, qualora l’ente abbia presentato o abbia ottenuto l’approvazione di un piano rimodulato o riformulato. Pertanto, un eventuale successivo accertamento del mancato rispetto degli obiettivi del nuovo piano riformulato o rimodulato non si configurerebbe come «grave e reiterato», tale da determinare l’obbligo a carico del Prefetto di assegnare all’ente locale un termine non superiore a venti giorni per la deliberazione del dissesto. La modifica interessa circa 300 comuni, fra cui, come detto, Napoli, ma ha trovato la forte opposizione della Corte dei conti, che in una nota l’ha bollata come incostituzionale: «consentire agli enti locali vicini al dissesto di rinviare la dichiarazione di default, potrebbe avere gravi conseguenze per la finanza pubblica», hanno affermato senza tanti giri di parole i magistrati contabili. Ora la politica tenta di correre ai ripari con un ulteriore correttivo: la verifica sul raggiungimento degli obiettivi intermedi verrebbe effettuata all’esito dell’approvazione del rendiconto dell’esercizio 2018 e comunque non oltre il termine del 30 aprile 2019 previsto cui all’articolo 227, comma 2, del Tuel. Ai soli fini istruttori, rimane fermo l’obbligo dell’organo di revisione di provvedere alla trasmissione della relazione di cui al citato comma 6 del citato articolo 243-quater nei termini e con le modalità ivi previste. Inoltre, la nuova norma precisa che il mancato adeguamento dei tempi di pagamento dei debiti commerciali di cui alla normativa vigente non costituisce motivo per il diniego delle riformulazioni o rimodulazioni dei piani, fermo restando il rispetto dei termini di pagamento oggetto di accordo con i creditori di cui al piano riformulato o rimodulato. Ora la palla passa alla Camera, che dovrà valutare se approvare il nuovo testo. Si tratta di capire, però, come si muoverà a questo punto la Corte dei conti, che (ricordiamo) potrebbe, in caso di approvazione della norma, anche proporre impugnativa alla Corte costituzionale.

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